La mediazione Familiare per separarsi nel modo più indolore

Nell’ultimi tre anni boom dei divorzi, ai quali ha contribuito una seconda variazione normativa nota come Legge sul “divorzio breve” entrata in vigore a metà 2015 che ha accorciato drasticamente (da tre anni a sei mesi nei casi di separazioni consensuali o a un anno nei casi di separazioni giudiziali), il periodo che deve intercorrere obbligatoriamente tra il provvedimento di separazione e quello di divorzio.

Nonostante i tempi abbreviati, una separazione non è mai indolore, dietro si nasconde un dolore multiplo fatto di disillusione, rabbia, perdita, solitudine, desiderio di vendetta, e spesso a pagarne le conseguenze sono soprattutto i figli sempre più disorientati, preda dei genitori, a volte anche oggetto di ricatto.

Spesso l’idea della perdita, del fallimento prendono il sopravvento sulle possibilità di pensare al cambiamento, il futuro può apparire vuoto, la domanda da parte di chi subisce la separazione, ma anche di chi la promuove è racchiusa semplicemente in un avverbio: “perché”, che costringe ad una revisione della propria storia coniugale, di quel “patto sacro” che in qualche modo è stato rotto. Immancabilmente si vede tutto nero, tutto brutto, niente del precedente rapporto viene salvato, tutto è visto solo come “inferno”. Chi si trova poi ad agire la separazione subisce gli attacchi del mondo circostante, che inizia a schierarsi da una parte o dall’altra, si vive perciò il senso di colpa, l’isolamento, e anche il disagio economico, perchè in una società opulenta, non è facile sopravvivere senza unire le forze.

Per entrambi il “perché” senza risposta finisce per oscurare la consapevolezza ed accompagnare lui o lei verso delle relazioni che spesso sono le fotocopie delle relazioni precedenti o altrettanto insoddisfacenti, con l’unico risultato di un altrettanto disperante legame. Come uscire allora dal vortice del “perché”?

Come ridare il giusto peso alla separazione e ricondurla ad evento parziale e non totale della propria vita? Un’opera faticosa e non sempre possibile, così come ammettere/accettare la separazione, rappresenta il lasciare andare l’altro, come se in realtà fosse possibile fermarlo.

Spesso il dolore della separazione provoca la perdita del ruolo genitoriale, la perdita della responsabilità, che dovrebbe stare al di sopra della conflittualità coniugale. Questo succede perché nell’intensità della conflittualità tra coniugi, nel dolore della separazione, i figli vengono “arruolati”, a volte solo trasformati in confessionali.

In molte situazioni, accade che il conflitto coniugale, doloroso ed insostenibile si trasforma in una vera e propria guerra, in cui c’è sempre un vincitore ed un perdente. Diceva Ghandi: “Laddove c’è un perdente la guerra non è mai finita?” ed è purtroppo in questa contesto che si inserisce la logica perversa delle separazioni estenuanti. Una soluzione alternativa a quella della forza dei conflitti familiari, è data dalla mediazione familiare (introdotta con la legge Paniz), che garantisce ai coniugi-genitori un sostegno per affrontare il fallimento di quel progetto comune che un tempo avevano condiviso. Mediare vuole dire evitare conflitti eccessivi, assicurare un futuro il più possibile sereno ai bambini, vuol dire prendere consapevolezza, uscire dalla morsa del perché, superare il senso di colpa e anche prendere accordi precisi sulla gestione per evitare “sorprese”.

Come ci si può preparare a una separazione nel modo meno indolore possibile? Una strada percorribile è sicuramente la MEDIAZIONE FAMILIARE

Per tutti coloro che volessero conoscere questa via, avere maggiori informazioni, Vi aspetto nel mio studio, il PRIMO INCONTRO CONOSCITIVO ED INFORMATIVO E’ GRATUITO!

® Sabrina dott.ssa Germi

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