Quando le etichette fanno male…

Alzi la mano a chi non è mai successo di trovarsi a dire a proprio figlio frasi come:

“Sei sempre il solito”
“Non cambi mai”
“Sei troppo disordinato”
“Non ubbidisci mai” etc…


Se vi è capitato tranquilli: è normale succeda. Però è un atteggiamento sul quale dovremmo interrogarci, soprattutto se lo facciamo con una certa frequenza.

Il potere delle etichette può fare davvero danni: rischia di influenzare i nostri figli a vita sulla percezione che hanno di loro stessi, ma c’è di più… le etichette possono diventare profezie che si auto-avverano.
Inoltre, non bisogna dimenticare che il carattere e la personalità dei nostri figli sono ancora in divenire, e noi, nel ruolo di “allenatori”, possiamo stimolare i loro punti di forza, aiutarli a credere in loro stessi, nelle loro capacità senza etichettarli o demonizzando alcuni loro atteggiamenti. Contribuiremo in questo modo a rendere i nostri figli più flessibili e capaci di affrontare i cambiamenti della vita!

Ecco un video trovato in rete che mi ha fatto riflettere sul potere delle etichette… e mi ha dato lo spunto per scrivere questo breve articolo.

https://www.youtube.com/watch?v=xux0j_b5sXA&fbclid=IwAR0wVXhAnF1skujeSRQYdTxqDdLjhdUI_Qb6dGKWl2ihrAeiMIhA-yKQqQ4

https://www.youtube.com/watch?v=xux0j_b5sXA&fbclid=IwAR0wVXhAnF1skujeSRQYdTxqDdLjhdUI_Qb6dGKWl2ihrAeiMIhA-yKQqQ4

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Stategie di memorizzazione

Sono in arrivo le modalità organizzative per il recupero delle carenze disciplinari relative al I° trimestre. Ma quali costrutti sono impegnati nell’apprendimento, nella buona riuscita?

Memoria, attenzione, capacità di comprendere, ragionamento, sono tra le funzioni cognitive più direttamente implicate, ma da sole però, non sono sufficienti a garantire il successo scolastico, la buona riuscita necessita anche di una adeguata motivazione, di un atteggiamento positivo verso la scuola, di una buona consapevolezza delle proprie potenzialità, unita alla capacità di utilizzarle in modo strategico…

Esistono molte tecniche e strategie che aiuterebbero il nostro apprendimento e quindi la nostra memoria. Ma vediamo insieme…alcune di queste tecniche di memorizzazione.

  • Tecnica dei “loci”, chiamata tecnica della Roman Room ovvero “della stanza romana”, in cui vengono immagazzinate liste di elementi (per esempio la lista della spesa, ecc.). si tratta di un metodo che utilizza la visualizzazione di elementi per ricordare attraverso un percorso immaginativo e di organizzazione delle informazioni (per esempio: frutta in cucina, detersivi in bagno, banane in forno,ecc.).

Quando ad esempio dovete ripassare il capitolo appena studiato o siete davanti al vostro insegnante, immaginate di ripercorrere, ad esempio, le diverse stanze della vostra abitazione nell’ordine desiderato e riportate alla mente i concetti chiave che avete associato ad ogni luogo. In questo modo, difficilmente perderete il filo del discorso o un passaggio di una dimostrazione!. Se volete ricordare i 7 re di Roma, potreste procedere in questo modo. Il primo fu Romolo, Romolo sarà l’ingresso di casa vostra. Numa Pompilio è il secondo, magari un ripostiglio dove tenete la pompa per le biciclette. L’ultimo è Tarquinio il Superbo, immaginate che nella camera da letto ci sia la persona più superba della vostra famiglia.

Associando le stanze ai concetti sarà facile ricordare tutto.

  • La tecnica di memorizzazione chiamata delle parole a piolo, o delle parole di velcro è utile quando dovete studiare bene degli elenchi, che dovete ricordare in un ordine ben preciso. Consiste nell’associare dei concetti che conosciamo bene, come i numeri da 1 a 20 con altri concetti nuovi che dobbiamo memorizzare. Un “piolo” quindi è solo un gancio mentale a cui “appendere” delle informazioni. Questo gancio agisce come un promemoria per aiutarvi a recuperare mentalmente delle informazioni. In altre parole, poichè non potrai mai dimenticare come contare da 1 a 10, associando le informazioni con quei numeri creerai un sistema di archiviazione mentale che ti permetterà di recuperàre l’informazione.

Queste due tecniche di memorizzazione potranno aiutarti a migliorare il tuo metodo di studio, a studiare bene e ricordare tutto in modo veloce!

Sabrina Germi

OTTOBRE: mese della Mediazione Familiare

Si sta per concludere il mese di ottobre… il mese dedicato alla MEDIAZIONE FAMILIARE. Un mese ricco di iniziative, volte a raccontare la mediazione familiare come cultura del cambiamento e della prevenzione per risolvere i conflitti in famiglia e non solo, con dignità e riconoscimento reciproco.

L’obiettivo finale della mediazione familiare è trovare soluzioni condivise e accordi genitoriali in vista o a seguito della separazione coniugale. Il mediatore familiare professionista aiuta i genitori a valutare la praticabilità delle reciproche proposte, con i possibili benefici o difficoltà per i figli e la famiglia tutta. Rivolgersi al mediatore familiare contribuisce a salvaguardare il diritto dei figli ad avere una relazione costruttiva con entrambi i genitori. La mediazione familiare si fa così veicolo per valorizzare la genitorialità condivisa, le relazioni tra genitori e figli, nel presente e nel futuro.

Nella Mediazione vengono soprattutto rimessi al centro i bisogni dei bambini:

  • amare ed essere amati da entrambi i genitori sentendosi liberi di farlo e senza sensi di colpa;
  • essere protetti dalla rabbia dei propri genitori;
  • essere rispettati e ascoltati nei propri bisogni;
  • non essere costretti a scegliere da quale parte stare e non essere eletti quali ambasciatori o confidenti delle lamentele che riguardano l’altro genitore;
  • non sentirsi responsabili di quanto sta accadendo nella/alla propria famiglia e non dover sopportare il carico dei problemi e della sofferenza di uno dei due genitori;
  • essere informati in anticipo dei cambiamenti che avverranno nella loro vita e nella vita dei propri genitori: la mancanza di prevedibilità crea un senso di incertezza e insicurezza;
  • esprimere le emozioni e parlarne con entrambi i genitori…(anche se questo risulta spesso difficile per il senso di protezione che ha il figlio, soprattutto se ancora bambino, verso i genitori)..in ogni caso cercare di offrire al figlio uno spazio di ascolto;
  • avere una vita che sia il più vicino possibile a ciò che sarebbe stata se i genitori non si fossero separati;
  • essere bambini e vivere la propria età!

Ecco di seguito cosa ne pensano i genitori che hanno intrapreso questo percorso:

“Mi infastidiva che mi si ordinasse di andare

in mediazione. La prima volta che il mediatore

mi ha chiamato, ero reticente perché ignoravo

che la mediazione fosse così imparziale.”

Un uomo

“Se le persone ne sapessero di più,

forse proverebbero la mediazione prima

d’iniziare la procedura giudiziaria. Questo

risparmierebbe molta sofferenza e stress,

soprattutto ai bambini.”

Una donna

Abbiamo potuto trovare un accordo sul

fatto che i bambini seguano un corso di

spagnolo una volta a settimana affinché non

dimentichino la mia lingua e quella dei loro

nonni, che parlavano quotidianamente quando

vivevano qui”.

Un padre

“Quello che volevo veramente non è stato

raggiunto, e cioè che mio figlio ritornasse in

Australia, ma questo è la mediazione. Sono

comunque felice del risultato finale perché è

probabilmente migliore di quello che avrei potuto

ottenere da un tribunale. Mi auguro che

l’atmosfera per mio figlio sia ora più distesa. “

Un genitore

Sabrina dott.ssa Germi

E’ ripresa la scuola…. un aiuto per i più piccoli!

La scuola è ripartita….., il cammino sarà lungo, ma ricco di emozioni…

E’ proprio come prima di intraprendere un viaggio, che non si sa dove ci porterà, come sarà, o con quali mezzi avverrà, è questo il momento in cui si “mettono in valigia” una vasta gamma di emozioni che, a volte, possono rendere complicata la partenza….

Ma, niente paura se all’inizio dell’anno scolastico i nostri figli avvertono difficoltà nel dormire, incubi o irrequietezza, fanno richieste di attenzione e di coccole, specie se piccoli… solitamente degradano nel tempo.

Solo se le difficoltà dovessero persistere è bene parlare con gli insegnanti e chiedere aiuto ad un esperto.

Per i più piccoli possono essere di aiuto alcuni libri…. così mamma e papà attraverso un racconto di fantasia possono comunicare messaggi e significati che hanno a che fare con le sfide e i problemi che i bambini stanno vivendo in quel momento della vita, con la lettura e la vicinanza fisica trasmettono loro un messaggio importantissimo: “Ti sono vicino e capisco le tue fatiche, ma puoi contare su di me!…”.

Buona lettura!!

Topo Tip non vuole andare all’asilo

”Non voglio andare all’asilo! Voglio stare a casa con la mamma!” Come andrà a finire quest’ultimo capriccio di Topo Tip?
Topo Tip fa i capricci, proprio come i nostri bambini. Ma la sua mamma è bravissima: sa farlo smettere e lui torna a essere un topino bravo e ubbidiente. Come farà?

La famiglia Topini va a scuola

Come farà la gentile e intraprendente signora Topini a convincere i suoi sette figli ad andare a scuola? Uno non vuole perché la scuola è lontana, l’altro perché di mattina ha sempre sonno, uno protesta che fuori soffia un vento gelido, il quarto non conosce altri bambini, il quinto ha paura dei cattivi, qualcuno semplicemente non vuole e poi… ci sono i serpenti lungo la strada! Solo uno dei sette ha ragione, ma non è detto che il serpente attacchi i piccoli quando vedrà che cosa si è inventata mamma Topini per convincere i suoi figlioli ad andare a scuola.

I colori dell’amicizia

Il primo giorno di scuola è difficile per tutti: se poi si è timidi come Lucy, è ancora più complicato. Per fortuna la maestra le regala dei bellissimi gessetti colorati con cui lei si mette subito all’opera sul pavimento del cortile…

Progetti POFT 2018/2019 a Vicenza

Ancora pochi giorni per gli insegnanti delle scuole del territorio vicentino per aderire ai miei progetti inseriti nel POFT rivolti alle scuole: INFANZIA, PRIMARIE, SECONDARIE DI PRIMO GRADO E SECONDO GRADO

  1. Percorso per il gruppo classe: STAR BENE A SCUOLA (10 incontri per classe)

In Italia un ragazzino su due è vittima di episodi di bullismo. L’età a rischio è quella compresa fra 11 e i 17 anni, anche se il periodo più critico è fra 11 e 13: all’inizio parolacce e insulti, seguiti dalla derisione per l’aspetto fisico e poi, in 4 casi su cento, si arriva a botte, calci e pugni. È quanto emerge da uno studio dell’Istat. Per contrastare il fenomeno, percorsi e progetti per le scuole del territorio del comune di Vicenza, per sensibilizzare sia i bambini sia i genitori sul tema del bullismo, della conflittualità, e per lavorare nel gruppo-classe sul rispetto di sé, sul rispetto dell’altro, sul rispetto delle regole…..

Obiettivo:Accompagnare i ragazzi a sentirsi attori-protagonisti, membri partecipativi ed efficaci del gruppo, il sapersi porre positivamente in relazione con l’altro da sè, vivendo la realtà scolastica in una condizione di benesseree contemporaneamente sentire gratificati i bisogni fondamentali (fiducia, rispetto, ascolto, condivisione, inclusione, comunicazione, empatia, sicurezza, stima), ciò che l’Organizzazione mondiale della sanità chiama abilità di vita e che Goleman definisce proprie dell’intelligenza emotiva.

Gli studi più recenti (Francescato D., Putton A., Cudini S. 2004, Swever, Espelage et al. 2010, Gini e Pozzoli 2011) hanno evidenziato come un “clima scolastico” positivo in classe è una delle condizioni fondamentali per un apprendimento costruttivo, per favorire i rapporti interpersonali e le relazioni, promuovendo competenze sociali in un’ottica di prevenzione del disagio e del bullismo.

A conclusione del percorso una SERATA-LABORATORIO PER GENITORI:“Da: perche’ non mi ascolti?…. a: come riesco a farmi ascoltare?”

Chissà quante come genitori Vi siete chiesti: “Ma perché mio figlio non mi ascolta?”. Sicuramente quasi ogni giorno. La risposta? Cercheremo di trovarla insieme….

  1. LA MEDIAZIONE FAMILIARE PER SALVARE IL PROGETTO GENITORIALE (massimo 12 incontri)

    Sportello di mediazione. Uno spazio d’incontro neutrale, nel quale le persone iniziano ad affrontare la crisi o la fine del rapporto di coppia. Sono accompagnate a dialogare e a cercare soluzioni ragionevoli e condivise, in un’ottica di tutela degli interessi dei minori e del diritto alla bi-genitorialità.

Previo accordo con i genitori, è possibile coinvolgere i figli in alcuni incontri in modo da offrire un ambiente appropriato dove dar voce alle loro preoccupazioni ed emozioni, ed essere rassicurati rispetto a quanto sta accadendo alla propria famiglia.

Docenti in formazione… provando la stessa sinfonia!!

L’esperienza formativa dell’area Bassano-Asiago ha visto coinvolti circa 800 docenti , 30 circa per ogni corso… compreso il mio. Un vero successo!!

Sicuramente la formazione di un docente non ha confini e tappe, se non quelli dati da passione per la realtà, la responsabilità di fronte al proprio compito e la consapevolezza di se stessi, nei propri limiti e nelle prorie risorse.

Non sempre formazione equivale a conquista di abilità sul campo, né una lunga esperienza si traduce sempre in performance di alto livello. Condizione essenziale a tutto il percorso lavorativo è la dimensione relazionale e comunitaria, perchè non è il Ministero, non è “il programma”, non è il preside né gli alunni, a determinare il lavoro del docente: è l’insegnante stesso e soltanto Lui che, ha la responsabilità di quel tempo e spazio da riempire di parole, idee, visioni, significati…. Ogni lezione sarà quindi un pezzo nuovo da costruire, ogni classe un nuovo gruppo di lavoro, che richiede stili di apprendimento, metodi, pratiche e processi didattici diversi… perchè ogni alunno, ogni classe, ogni preside, ogni collegio docenti è unico e irrepetibile, e merita uno sguardo a 360°…. e ora non mi resta che augurare buon anno scolastico a tutti!!!

«Ogni studente suona il suo strumento, non c’è niente da fare. La cosa difficile è conoscere bene i nostri musicisti e trovare l’armonia.Una buona classe non è un reggimento che marcia al passo, è un’orchestra che prova la stessa Sinfonia».
Daniel Pennac, «Diario di scuola»

In arrivo…. “IMPARARE GIOCANDO”. Corso di formazione e aggiornamento per gli insegnanti di tutto il Polo Formativo 5 Nord-Est Vicenza

«Ogni studente suona il suo strumento, non c’è niente da fare. La cosa difficile è conoscere bene i nostri musicisti e trovare l’armonia. Una buona classe non è un reggimento che marcia al passo, è un’orchestra che prova la stessa Sinfonia».

Daniel Pennac, «Diario di scuola»

Partendo da questo presupposto, a partire da settembre, gli insegnanti saranno impegnanti con me in un corso di aggiornamento, che vuole essere sopratutto un momento di condivisione e confronto rispetto al bagaglio di sapere che ogni insegnante sicuramente possiede.

Ci focalizzeremo nel momento di passaggio dalla scuola dell’infanzia alla scuola primaria, che assume un grande significato per le giovani menti dei nostri bambini, vedremo insieme quali sono i prerequisiti dell’apprendimento e cosa può fare la scuola?

L’ultimo anno della scuola dell’infanzia acquista infatti particolare interesse, in quanto consente di osservare le peculiarità di ogni singolo alunno e di accompagnarlo in questo passaggio. Spesso, grazie a questa attenta e puntuale osservazione, è possibile rintracciare eventuali difficoltà individuali che, a volte, possono tradursi, una volta arrivati nella scuola primaria, in veri e propri ostacoli nell’apprendimento.

Il percorso di formazione offrirà agli insegnanti:

  • l’opportunità di affinare le capacità di osservazione degli alunni, sotto il profilo preventivo e di potenziamento;
  • opportunità esperienziali finalizzate alla padronanza e alla consapevolezza della corporeità, dell’equilibrio, del controllo posturale e della rappresentazione mentale del proprio corpo fino ad accompagnare l’alunno all’espressività grafico-segnica;
  • nuove competenze per potenziare i prerequisiti basilari per l’apprendimento della letto-scrittura e della matematica, con l’ausilio della creatività, della musica e dell’arte in un’ottica di continuità didattica con la scuola primaria, offrendo al bambino la possibilità di Imparare Giocando;
  • una pedagogia attenta ai bisogni propri di ogni bambino, che impara toccando, spostando, assaggiando, riempiendo, facendo rotolare, disegnando sulla parete, suonando, ecc., un’educazione che passa attraverso il fare, per saper essere e saper fare.

Attraverso una metodologia pedagogica che considera il corpo, nella sua totalità e nella percezione delle sue parti, veicolo e strumento espressivo, capace di innescare l’apprendimento scolastico, gli insegnanti avranno a disposizione nuove modalità di lavoro, che spero diventino un vero e proprio “modus operandi” all’interno di qualsiasi contesto scolastico…

Al termine del corso la possibilità di avere a disposizione un software: “Il bello di imparare©” e di richiedere due giochi in scatola “L’alfabeto in gioco©” e “La matematica in gioco©”.

© Sabrina dott.ssa Germi

La mediazione Familiare per separarsi nel modo più indolore

Nell’ultimi tre anni boom dei divorzi, ai quali ha contribuito una seconda variazione normativa nota come Legge sul “divorzio breve” entrata in vigore a metà 2015 che ha accorciato drasticamente (da tre anni a sei mesi nei casi di separazioni consensuali o a un anno nei casi di separazioni giudiziali), il periodo che deve intercorrere obbligatoriamente tra il provvedimento di separazione e quello di divorzio.

Nonostante i tempi abbreviati, una separazione non è mai indolore, dietro si nasconde un dolore multiplo fatto di disillusione, rabbia, perdita, solitudine, desiderio di vendetta, e spesso a pagarne le conseguenze sono soprattutto i figli sempre più disorientati, preda dei genitori, a volte anche oggetto di ricatto.

Spesso l’idea della perdita, del fallimento prendono il sopravvento sulle possibilità di pensare al cambiamento, il futuro può apparire vuoto, la domanda da parte di chi subisce la separazione, ma anche di chi la promuove è racchiusa semplicemente in un avverbio: “perché”, che costringe ad una revisione della propria storia coniugale, di quel “patto sacro” che in qualche modo è stato rotto. Immancabilmente si vede tutto nero, tutto brutto, niente del precedente rapporto viene salvato, tutto è visto solo come “inferno”. Chi si trova poi ad agire la separazione subisce gli attacchi del mondo circostante, che inizia a schierarsi da una parte o dall’altra, si vive perciò il senso di colpa, l’isolamento, e anche il disagio economico, perchè in una società opulenta, non è facile sopravvivere senza unire le forze.

Per entrambi il “perché” senza risposta finisce per oscurare la consapevolezza ed accompagnare lui o lei verso delle relazioni che spesso sono le fotocopie delle relazioni precedenti o altrettanto insoddisfacenti, con l’unico risultato di un altrettanto disperante legame. Come uscire allora dal vortice del “perché”?

Come ridare il giusto peso alla separazione e ricondurla ad evento parziale e non totale della propria vita? Un’opera faticosa e non sempre possibile, così come ammettere/accettare la separazione, rappresenta il lasciare andare l’altro, come se in realtà fosse possibile fermarlo.

Spesso il dolore della separazione provoca la perdita del ruolo genitoriale, la perdita della responsabilità, che dovrebbe stare al di sopra della conflittualità coniugale. Questo succede perché nell’intensità della conflittualità tra coniugi, nel dolore della separazione, i figli vengono “arruolati”, a volte solo trasformati in confessionali.

In molte situazioni, accade che il conflitto coniugale, doloroso ed insostenibile si trasforma in una vera e propria guerra, in cui c’è sempre un vincitore ed un perdente. Diceva Ghandi: “Laddove c’è un perdente la guerra non è mai finita?” ed è purtroppo in questa contesto che si inserisce la logica perversa delle separazioni estenuanti. Una soluzione alternativa a quella della forza dei conflitti familiari, è data dalla mediazione familiare (introdotta con la legge Paniz), che garantisce ai coniugi-genitori un sostegno per affrontare il fallimento di quel progetto comune che un tempo avevano condiviso. Mediare vuole dire evitare conflitti eccessivi, assicurare un futuro il più possibile sereno ai bambini, vuol dire prendere consapevolezza, uscire dalla morsa del perché, superare il senso di colpa e anche prendere accordi precisi sulla gestione per evitare “sorprese”.

Come ci si può preparare a una separazione nel modo meno indolore possibile? Una strada percorribile è sicuramente la MEDIAZIONE FAMILIARE

Per tutti coloro che volessero conoscere questa via, avere maggiori informazioni, Vi aspetto nel mio studio, il PRIMO INCONTRO CONOSCITIVO ED INFORMATIVO E’ GRATUITO!

® Sabrina dott.ssa Germi