Docenti in formazione… provando la stessa sinfonia!!

L’esperienza formativa dell’area Bassano-Asiago ha visto coinvolti circa 800 docenti , 30 circa per ogni corso… compreso il mio. Un vero successo!!

Sicuramente la formazione di un docente non ha confini e tappe, se non quelli dati da passione per la realtà, la responsabilità di fronte al proprio compito e la consapevolezza di se stessi, nei propri limiti e nelle prorie risorse.

Non sempre formazione equivale a conquista di abilità sul campo, né una lunga esperienza si traduce sempre in performance di alto livello. Condizione essenziale a tutto il percorso lavorativo è la dimensione relazionale e comunitaria, perchè non è il Ministero, non è “il programma”, non è il preside né gli alunni, a determinare il lavoro del docente: è l’insegnante stesso e soltanto Lui che, ha la responsabilità di quel tempo e spazio da riempire di parole, idee, visioni, significati…. Ogni lezione sarà quindi un pezzo nuovo da costruire, ogni classe un nuovo gruppo di lavoro, che richiede stili di apprendimento, metodi, pratiche e processi didattici diversi… perchè ogni alunno, ogni classe, ogni preside, ogni collegio docenti è unico e irrepetibile, e merita uno sguardo a 360°…. e ora non mi resta che augurare buon anno scolastico a tutti!!!

«Ogni studente suona il suo strumento, non c’è niente da fare. La cosa difficile è conoscere bene i nostri musicisti e trovare l’armonia.Una buona classe non è un reggimento che marcia al passo, è un’orchestra che prova la stessa Sinfonia».
Daniel Pennac, «Diario di scuola»

In arrivo…. “IMPARARE GIOCANDO”. Corso di formazione e aggiornamento per gli insegnanti di tutto il Polo Formativo 5 Nord-Est Vicenza

«Ogni studente suona il suo strumento, non c’è niente da fare. La cosa difficile è conoscere bene i nostri musicisti e trovare l’armonia. Una buona classe non è un reggimento che marcia al passo, è un’orchestra che prova la stessa Sinfonia».

Daniel Pennac, «Diario di scuola»

Partendo da questo presupposto, a partire da settembre, gli insegnanti saranno impegnanti con me in un corso di aggiornamento, che vuole essere sopratutto un momento di condivisione e confronto rispetto al bagaglio di sapere che ogni insegnante sicuramente possiede.

Ci focalizzeremo nel momento di passaggio dalla scuola dell’infanzia alla scuola primaria, che assume un grande significato per le giovani menti dei nostri bambini, vedremo insieme quali sono i prerequisiti dell’apprendimento e cosa può fare la scuola?

L’ultimo anno della scuola dell’infanzia acquista infatti particolare interesse, in quanto consente di osservare le peculiarità di ogni singolo alunno e di accompagnarlo in questo passaggio. Spesso, grazie a questa attenta e puntuale osservazione, è possibile rintracciare eventuali difficoltà individuali che, a volte, possono tradursi, una volta arrivati nella scuola primaria, in veri e propri ostacoli nell’apprendimento.

Il percorso di formazione offrirà agli insegnanti:

  • l’opportunità di affinare le capacità di osservazione degli alunni, sotto il profilo preventivo e di potenziamento;
  • opportunità esperienziali finalizzate alla padronanza e alla consapevolezza della corporeità, dell’equilibrio, del controllo posturale e della rappresentazione mentale del proprio corpo fino ad accompagnare l’alunno all’espressività grafico-segnica;
  • nuove competenze per potenziare i prerequisiti basilari per l’apprendimento della letto-scrittura e della matematica, con l’ausilio della creatività, della musica e dell’arte in un’ottica di continuità didattica con la scuola primaria, offrendo al bambino la possibilità di Imparare Giocando;
  • una pedagogia attenta ai bisogni propri di ogni bambino, che impara toccando, spostando, assaggiando, riempiendo, facendo rotolare, disegnando sulla parete, suonando, ecc., un’educazione che passa attraverso il fare, per saper essere e saper fare.

Attraverso una metodologia pedagogica che considera il corpo, nella sua totalità e nella percezione delle sue parti, veicolo e strumento espressivo, capace di innescare l’apprendimento scolastico, gli insegnanti avranno a disposizione nuove modalità di lavoro, che spero diventino un vero e proprio “modus operandi” all’interno di qualsiasi contesto scolastico…

Al termine del corso la possibilità di avere a disposizione un software: “Il bello di imparare©” e di richiedere due giochi in scatola “L’alfabeto in gioco©” e “La matematica in gioco©”.

© Sabrina dott.ssa Germi

La mediazione Familiare per separarsi nel modo più indolore

Nell’ultimi tre anni boom dei divorzi, ai quali ha contribuito una seconda variazione normativa nota come Legge sul “divorzio breve” entrata in vigore a metà 2015 che ha accorciato drasticamente (da tre anni a sei mesi nei casi di separazioni consensuali o a un anno nei casi di separazioni giudiziali), il periodo che deve intercorrere obbligatoriamente tra il provvedimento di separazione e quello di divorzio.

Nonostante i tempi abbreviati, una separazione non è mai indolore, dietro si nasconde un dolore multiplo fatto di disillusione, rabbia, perdita, solitudine, desiderio di vendetta, e spesso a pagarne le conseguenze sono soprattutto i figli sempre più disorientati, preda dei genitori, a volte anche oggetto di ricatto.

Spesso l’idea della perdita, del fallimento prendono il sopravvento sulle possibilità di pensare al cambiamento, il futuro può apparire vuoto, la domanda da parte di chi subisce la separazione, ma anche di chi la promuove è racchiusa semplicemente in un avverbio: “perché”, che costringe ad una revisione della propria storia coniugale, di quel “patto sacro” che in qualche modo è stato rotto. Immancabilmente si vede tutto nero, tutto brutto, niente del precedente rapporto viene salvato, tutto è visto solo come “inferno”. Chi si trova poi ad agire la separazione subisce gli attacchi del mondo circostante, che inizia a schierarsi da una parte o dall’altra, si vive perciò il senso di colpa, l’isolamento, e anche il disagio economico, perchè in una società opulenta, non è facile sopravvivere senza unire le forze.

Per entrambi il “perché” senza risposta finisce per oscurare la consapevolezza ed accompagnare lui o lei verso delle relazioni che spesso sono le fotocopie delle relazioni precedenti o altrettanto insoddisfacenti, con l’unico risultato di un altrettanto disperante legame. Come uscire allora dal vortice del “perché”?

Come ridare il giusto peso alla separazione e ricondurla ad evento parziale e non totale della propria vita? Un’opera faticosa e non sempre possibile, così come ammettere/accettare la separazione, rappresenta il lasciare andare l’altro, come se in realtà fosse possibile fermarlo.

Spesso il dolore della separazione provoca la perdita del ruolo genitoriale, la perdita della responsabilità, che dovrebbe stare al di sopra della conflittualità coniugale. Questo succede perché nell’intensità della conflittualità tra coniugi, nel dolore della separazione, i figli vengono “arruolati”, a volte solo trasformati in confessionali.

In molte situazioni, accade che il conflitto coniugale, doloroso ed insostenibile si trasforma in una vera e propria guerra, in cui c’è sempre un vincitore ed un perdente. Diceva Ghandi: “Laddove c’è un perdente la guerra non è mai finita?” ed è purtroppo in questa contesto che si inserisce la logica perversa delle separazioni estenuanti. Una soluzione alternativa a quella della forza dei conflitti familiari, è data dalla mediazione familiare (introdotta con la legge Paniz), che garantisce ai coniugi-genitori un sostegno per affrontare il fallimento di quel progetto comune che un tempo avevano condiviso. Mediare vuole dire evitare conflitti eccessivi, assicurare un futuro il più possibile sereno ai bambini, vuol dire prendere consapevolezza, uscire dalla morsa del perché, superare il senso di colpa e anche prendere accordi precisi sulla gestione per evitare “sorprese”.

Come ci si può preparare a una separazione nel modo meno indolore possibile? Una strada percorribile è sicuramente la MEDIAZIONE FAMILIARE

Per tutti coloro che volessero conoscere questa via, avere maggiori informazioni, Vi aspetto nel mio studio, il PRIMO INCONTRO CONOSCITIVO ED INFORMATIVO E’ GRATUITO!

® Sabrina dott.ssa Germi

Mi aiuti a fare i compiti?

Mi aiuti a fare i compiti?”. Prima o poi ti sarà sicuramente arrivata questa richiesta. Offrire la propria disponibilità ai figli è giusto ed importante, ma attenzione a non esagerare. Il vero aiuto che si può dare ai bambini quando fanno i compiti di scuola, è aiutarli il meno possibile.

Ma allora, vi chiederete, come posso aiutarlo?

Ci sono alcuni elementi fondamentali che tu genitore dovresti tener conto nello stare accanto a tuo figlio:

  1. i compiti a casa sono un’occasione per accrescere l’autodisciplina: tuo figlio imparerà a darsi dei tempi, delle strategie organizzative di lavoro, a seguire delle regole;

  1. aiutarlo troppo attivamente trasmette il messaggio implicito che deve sempre dipendere da qualcuno che pensa, pianifica, organizza tutto per lui e cosa ancor più peggior finisce con il pensare di non farcela da solio Lasciarlo fare da solo non significa abbandonarlo, l’adulto può essere disponibile per indicazioni, per incoraggiamenti;

  2. se tuo figlio fa i i compiti da solo si esercita con la concentrazione,indispensabile per l’apprendimento. Il bambino impara a individuare un obiettivo ed a portare a termine un compito resistendo alla tentazione di lasciarlo a metà. Se ci sono delle difficoltà nell’attenzione sostenuta può fare piccole pause rigeneranti, che lo aiutino a riacquistare concentrazione.

  3. Quando? è bene creare una routine, individuare un orario fisso per i compiti in cui tuo figlio, dopo avere giocato o svolto altre attività di movimento, si concentra su ciò che deve fare. La regolarità è una delle chiavi del successo, così come lasciare un po’ di riposo dopo la scuola.

  4. Dove? Lontano da televisori, videogiochi o altre fonti di distrazione. Bene la sua cameretta, ma anche il tavolo del soggiorno o della cucina, purché ci sia tranquillità.

  5. La ciliegina sulla torta! se vuoi che tuo figlio affronti serenamente i compiti a casa mostrati ottimista sulle sue capacità. Concedigli il tempo necessario per imparare, ricordati che i tuoi tempi sono diversi dai suoi. Mai mettere fretta, sottolineare gli errori, ma piuttosto dai strategie affinché tuo figlio scopra da solo quali errori ha commesso.

Se riuscirà a fare il giusto sforzo, tuo figlio supererà le difficoltà e si motiverà, semplicemente perchè riuscirà…

E’ come quando si corre. All’inizio si fa fatica, ma se si persevera e si impara a vincere quella fatica, con il tempo si riuscirà a correre più a lungo, con minor dispendio di energia e soprattutto divertendosi di più!

Sabrina dott.ssa Germi

Pagelle scolastiche… come affrontare l’insuccesso?

Una brutta pagella, un ‘interrogazione andata male, un compito sbagliato, una gara persa… Quando un figlio non raggiunge il successo, noi genitori andiamo nel panico perché sentiamo la necessità di sostenere adeguatamente i figli nei momenti di crisi… oggi più di ieri!! perché sentiamo la fatica di vivere in una società che sembra non mettere in conto la sconfitta, anzi tende a negarla, cercando colpevoli a cui affibbiare la responsabilità.

Ma… come aiutare i figli ad affrontare l’insuccesso? Come aiutarli ad avere più fiducia in sé stessi?

Molti genitori mi chiedono come possono valorizzare i figli, come aiutarli ad accrescere l’autostima, spesso hanno la sensazione che dire al proprio figlio: “Sei bravo”, sia una frase buttata al vento… ed è effettivamente così! Perché per un figlio che non si vede bravo, che non si sente capace, questa frase non ha alcun senso… per questo, ai genitori dico: “Se vuoi costruire l’autostima in tuo figlio lascialo fare da solo una torta, lascialo fare da solo i compiti!”… da solo.. solo così potrà volare! Il vero fine dell’educazione è il bambino, noi siamo al suo fianco… “se hai bisogno, sono qui con te”, che suggerisce fiducia ma allo stesso tempo supporto e sostegno per le scelte del bambino.

Aiutami a fare da solo è il “leitmotiv” della pedagogia Montessoriana e risulta essere anche molto attuale, per promuovere l’autonomia del bambino, la spinta verso la libertà.

Per avere una sana autostima, per essere capaci di affrontare le difficoltà e imparare a risolvere i problemi è importante avere fatto, prima e nel tempo, molte esperienze di autonomia e di fiducia in sè stessi…

Proprio per questo oggi voglio farVi conoscere il libro: “Quando manca l’applauso. Come aiutare i nostri figli ad affrontare l’insuccesso”, scritto da Roberto Gilardi ed edito da Franco Angeli, che espone in poche e scorrevoli pagine cosa si intende per autostima, come si costruisce e come si “coltiva” l’autostima nei bambini e nei ragazzi e dunque come valorizzarli.

L’autore mostra anche cosa significa insuccesso e soprattutto come rendere l’insuccesso costruttivoper la crescita di adulti e ragazzi. Nel volume i genitori troveranno utili suggerimenti per aiutare i propri figli a: affrontare l’insuccesso, avere più fiducia e stima in se stessi; valorizzare le loro conquiste. Un libro di domande, riflessioni e consigli che l’autore rivolge a genitori e insegnanti per individuare le giuste modalità per costruire una solida autostima e sanare ferite anche quando manca l’applauso. Un concreto messaggio di speranza, possibilità e fiducia.

© Sabrina dott.ssa Germi

Gennaio, febbraio: tempo di scegliere la scuola superiore

In queste settimane, se frequenti l’ultimo anno della scuola secondaria di primo grado (scuola media), sarai alle prese con la decisione relativa alla scelta della scuola superiore.

Questo è sicuramente un momento molto delicato ed importante, perché inizi a progettare attivamente il tuo futuro. Ma ricordati… la scelta è solo tua! Sarai tu infatti, ad alzarti la mattina dei prossimi cinque anni per andare a scuola e a trascorrere mattine e pomeriggi sui libri. 
Avere dubbi e domande è naturale: “Quale sarà la scuola migliore? La più adatta? La più facile? La più aggiornata e pronta ad accogliere i miei bisogni speciali?”.

Sappi che il 99% dei ragazzi che incontro per l’orientamento scolastico non ha affatto le idee chiare, ognuno dovrebbe scegliere “una scuola su misura” per sé, maturando una decisione personale con l’aiuto di genitori e insegnanti.

Come fare allora? Quali sono i parametri da tenere in conto?

Proviamo a riflettere insieme:

  • Innanzitutto cerca di capire cosa ti piace fare: quali materie ti piacciono? quali ti sono indigeste? cosa vorresti fare da grande? Quali sono le tue risorse personali, se sei dotato di logica, perseveranza, metodo, destrezza e precisione oppure se ami riflette sul mondo e sull’essere umano,ami essere creativo e lavorare col pensiero.

Prova a fare il regista e a girare il film della tua vita futura, alle prese con il lavoro… come medico in una corsia di ospedale oppure come agronomo in mezzo ai vigneti, tra i fornelli o tra le sale di una struttura alberghiera o ancora come docente di musica. Cerca di “toccare con mano” le peculiarità del lavoro che hai scelto, se ti richiede di lavorare di notte, al sabato o alla domenica (professioni socio-sanitarie), sotto il sole o alle intemperie, a contatto con le persone o in un ufficio, con la compagnia prevalente del pc. Ci sono mestieri dalla gavetta lunga, con turni di lavoro molto lunghi e orari spesso estenuanti

  • Esamina poi i piani di studio ed il planning settimanale proposto: elimina le scuole che proprio non ti interessano o dove vi sono molte ore dedicate alle materie in cui hai incontrato maggiori difficoltà durante il percorso alle scuole medie, guarda bene quelle rimaste e i relativi sbocchi professionali. La scelta va fatta con i piedi per terra: il rischio di scegliere scuole troppo difficili è infatti quello di essere “condannato” ad anni di frustrazioni. E, soprattutto, con una forte perdita di autostima, che è fondamentale per la vita!

  • Considera anche il tuo carattere (introverso, estroverso) e le dimensioni della scuola, un’ambiente con 1.300 alunni è diverso da una scuola con dimensioni più piccole, dove c’è un clima più familiare, più favorevole per la socializzazione, per la costruzione della dimensione gruppale, energia vitale per l’apprendimento!
  • Infine, non farti condizionare dagli altri: se i tuoi amici sceglieranno una scuola diversa. L’amicizia continua anche se non si frequenta la stessa scuola! Senza contare il fatto che… avrai nuovi compagni di classe e stringerai nuove amicizie.

Non badare nemmeno ai commenti negativi, a coloro che ti dicono che quella scuola non vale niente e che per avere successo nella vita bisogna fare altro: tutte le scuole sono valide e tutte servono a formare figure professionali diverse e utili alla società.

Un’ultima cosa, forse la più importante: ricordati che a toglierti ogni dubbio è l’esperienza sul campo, perciò se sei incappato in una scuola non giusta per te, puoi sempre cambiare nei primi mesi dell’anno scolastico. Non far si che una scuola sbagliata diventi una montagna troppo alta da salire!

In bocca al lupo e… buona scelta!

© Sabrina dott.ssa Germi